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È allarme-biocarburanti: fanno raddoppiare la CO2

Altro che “metti un fiore nel motore”. I biocarburanti rischiano di soffocare la Terra. La sentenza viene da una ricerca americana pubblicata su “Science express”: l’effetto serra aumenterebbe con un massiccio utilizzo di biofuel
di Pauline Deldado

I biocarburanti non fanno bene all’ambiente. Anzi, l’effetto serra rischia di aumentare notevolmente con un loro massiccio impiego. Due gruppi di studiosi statunitensi hanno redatto il bilancio complessivo della presenza di CO2 nell’atmosfera con e senza l’utilizzo di biofuel, e hanno da poco pubblicato i risultati dei loro studi sulla rivista scientifica online Science express (www.sciencemag.org). Risultati che “condannano” i carburanti nature. Da un lato, spiega la ricerca, la coltivazione di colza, mais, soia e canna da zucchero da destinare alla produzione di biocarburanti occupa aree agricole e, per compensare la perdita di terreni destinati all’agricoltura alimentare, non resta che cambiare destinazione d’uso al suolo di aree attualmente non agricole. Si procederà quindi al disboscamento e alla conversione di aree naturali come praterie, savane e foreste pluviali, grandi “divoratori” di anidride carbonica, a terreno agricolo. Dall’altro, le emissioni di CO2 da biocarburante non sono tanto minori rispetto a quelle degli idrocarburi. Così, l’effetto complessivo è la liberazione nell’atmosfera di una maggiore quantità di anidride carbonica rispetto alla combustione tradizionale. Inoltre, l’impiego di biocarburanti sta già facendo aumentare i prezzi delle materie prime agricole e quindi dei prodotti alimentari.

Mais al posto delle foreste?
Il presupposto che la sostituzione dei carburanti classici con biocarburanti fosse positivo per l’ambiente e per l’effetto serra, discende dalla supposizione che i carburanti derivati da prodotti agricoli neutralizzino un buon quantitativo di CO2 durante la loro crescita. Non si è però tenuto in conto, nel bilancio complessivo dell’anidride carbonica, che la terra agricola incolta non è molta e, per rispondere alla domanda aggiuntiva di queste coltivazioni, è necessario convertire ad area agricola boschi e praterie. Senza poi contare l’energia necessaria per produrre il biocarburante. Quindi, impiegando un modello per stimare le emissioni in seguito a cambi d’uso del suolo, gli scienziati hanno dimostrato che, anziché far risparmiare il 20% di anidride carbonica, come ipotizzato nei precedenti studi, le emissioni di gas serra per colpa del biofuel possono raddoppiare nel giro di trent’anni. Lo studio ha anche messo in luce come sia invece conveniente per l’ambiente impiegare materiali di scarto di origine vegetale, come paglia e residui legnosi, per produrre biocarburanti.

Ma la direttiva Ue…
Nel frattempo, però, le recenti politiche energetiche si stanno già indirizzando verso il biofuel. L’anno scorso l’Ue ha deliberato che entro il 2020 il 10% dei carburanti per il trasporto dovrà essere di origine agricola. Con questa direttiva, il 38% dell’area coltivata sarà sottratta alla produzione di prodotti agricoli per uso alimentare. Diverse associazioni ambientaliste hanno fatto pressione perché il programma biocarburanti comunitario venga rivisto. E negli Stati Uniti la situazione non è diversa: l’Energy policy act, approvato nel 2005, è a tutti gli effetti un piano che destinerà alla coltivazione di mais per la produzione di alcol per trazione un’area della dimensioni della Grecia. Nel giro di dieci anni. Ciò determinerà uno spostamento in altre aree della produzione delle coltivazioni per usi alimentari, probabilmente sacrificando le praterie nel Midwest.

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