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Quel tremendo inverno del 1784

Stagioni impazzite? Anche i vulcani hanno la loro bella responsabilità. A fine Settecento una spaventosa eruzione in Islanda alterò il clima in mezzo mondo
di Edith Mathilde Challa

Oggi si fa un gran parlare di cambiamenti climatici. Temperature che salgono, precipitazioni che si fanno “tropicali” anche nelle nostre città, ghiacciai che si sciolgono. Ma in pochi sanno che nel diciottesimo secolo la Terra fu davvero sconvolta da un fenomeno che ne cambiò la qualità dell’aria e i colori dell’orizzonte. Nel 1783 le massicce immissioni di gas nell’atmosfera provocate dall’eruzione del vulcano Laki, in Islanda, con nubi sulfuree e piogge acide, causarono infatti degli scombussolamenti climatici improvvisi in mezzo mondo, le cui conseguenze disastrose continuarono per diversi anni. Recentemente, modelli elaborati dal Goddard institute for space studies della Nasa (www.giss.nasa.gov) hanno simulato “l’agitazione” di Laki e hanno confermato la correlazione tra le eruzioni ad alte latitudini, la siccità nel nord Africa e le alterazioni sulle piogge monsoniche negli anni seguenti.




Nebbia nera
Ma andiamo con ordine. Il primo a testimoniare l’evento fu il reverendo Jon Steingrimsson di Kirkjubaejarklaustur, località nel sud dell’Islanda. “Avvenne a metà mattinata dell’otto giugno 1783, giorno di Pentecoste, con un tempo sereno e senza vento – scrive il reverendo –. Dal nord delle montagne di colpo si levò una fitta nebbia nera di sabbia che progressivamente si estese su tutta la zona e provocò il buio all’interno delle case. E durante quella notte forti terremoti sconquassarono il paese”. Quella mattina si aprì una fessura lunga quasi venti chilometri nella terra e, durante gli otto mesi successivi, il vulcano Laki eruttò complessivamente circa 15 chilometri cubici di lava.  

Una pioggia di acido solforico
Con l’eruzione il vulcano immise nella bassa atmosfera dei gas ad alto contenuto di biossido di zolfo. Questo gas, a contatto con le nuvole, nel giro di poche ore si trasformò in acido solforico, causando piogge acide che bruciarono le coltivazioni. L’alta pressione sull’Europa orientale fece sì che la nube tossica si dirigesse prima verso l’Europa centrale e poi verso est, provocando distruzione in tutto l’emisfero nord, dalla Siberia al golfo del Messico, dall’Egitto all’estremo oriente.





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Il dibattito globale sul clima: la cronistoria