Roma – L’Italia gioca ancora un ruolo di rilievo nei progetti spaziali europei. La conferma viene dalla giornata di apertura del “Sat expo 2008”, il salone internazionale sullo spazio e le telecomunicazioni avanzate in corso a Roma
di Vincenzo Francia
«L’Italia, nonostante gli scarsi investimenti, ha ancora un posto di primo livello tra le nazioni europee maggiormente coinvolte in progetti spaziali». Le parole di Pietro Finocchio, direttore generale di Teledife, direzione generale delle Telecomunicazioni dell’informatica e delle tecnologie avanzate del ministero della Difesa ( www.difesa.it), confermano che ciò è stato possibile grazie a un uso intelligente delle risorse e a una forte cooperazione tra strutture militari e civili. Finocchio è stato tra i relatori di “Sviluppo aerospaziale e strategie geopolitiche”, convegno che si è svolto nella giornata di apertura di “Sat expo 2008”, il salone internazio-nale sullo spazio e le telecomunicazioni avanzate in corso a Roma. Filo conduttore dei lavori, l’importanza geopolitica dello spazio e il ruolo dell’Europa nel settore spaziale e aerospaziale. Oltre al dg di Teledife, sono intervenuti tra gli altri Flaminia Saccà, presidente di Filas, l’azienda partecipata della regione Lazio e incaricata della gestione dei fondi per l’innovazione tecnologica (www.filas.it), e Giuliano Beretta, ceo di Eutelsat communications, provider di infrastrutture satellitari (www.eutelsat.com), che ha aperto i lavori ricordando «la necessità di modernizzare il modello sociale euro-peo, investendo nella ricerca e nelle applicazioni al fine di creare un modello di sviluppo integrato con quello di altre aree continentali».
Sicurezza e prevenzione Lo spazio ha sempre rappresentato un settore strategico nella competizione globale. E recentemente ha visto l’ingresso di paesi emergenti come Cina e India che puntano allo sviluppo della ricerca spaziale per conquistare un posto di rilievo nello scacchiere geopolitico internazionale. Il moltiplicarsi delle applicazioni legate al settore aerospaziale, come per esempio la navigazione satellitare, la telemedicina e il telerilevamento, ha generato un aumento dell’interesse di investitori, addetti ai lavori e grande pubblico, ponendo il problema di una comunicazione vasta e specializzata che sia in grado di informare e orientare le strategie di sviluppo e ricerca spaziale. Per questo Pietro Finocchio ha posto l’attenzione sulla necessità di integrare la comunicazione e l’osservazione terrestre, confermando al contempo un ruolo italiano ancora in linea con i partner europei maggiormente coinvolti in progetti spaziali: Francia, Inghilterra e Germania. «Lo spazio è una risorsa per tutti – ha spiegato Finocchio – e si deve evitare che venga militarizzato. Ogni progetto militare deve avere anche un risvolto civile. E in questo senso la collaborazione tra Difesa e Protezione civile nella realizzazione di una rete di comunicazione di emergenza ne rappresenta un esempio eclatante: la condivisione del protocollo di comunicazione ha permesso che tutte le prefetture e i centri della protezione civile dispongano oggi di un sistema di interconnessione basato sulla rete satellitare che garantisce le comunicazioni in caso di disastri naturali o di altro tipo». Sono in corso di sperimentazione sistemi di rilevazione satellitari per la prevenzione degli incendi, degli smottamenti, delle frane e persino delle eruzioni vulcaniche, resi possibili dalla estrema precisione nella misurazione delle distanze. Altri esperimenti hanno dimostrato la possibilità di misurare la dilatazione termica di grandi edifici e infrastrutture mediante la rilevazione satellitare. Finocchio, infine, ha enfatizzato l’obiettivo di autosufficienza tecnologica nel settore spaziale che l’Italia ha faticosamente conquistato e che non implica la chiusura verso realtà esterne «ma la necessità di essere interdipendenti e non dipendenti da altri paesi».
Il Distretto tecnologico aerospaziale In termini di risorse messe a disposizione nel settore aerospaziale, Flaminia Saccà ha ricordato lo sforzo per la realizzazione del Dta, il Distretto tecnologico aerospaziale del Lazio: trenta milioni di euro da parte del Miur, ministero dell’Università e della ricerca, e 32 milioni di euro da parte della regione Lazio. All’interno del Dta ha trovato spazio Galileo Test range, il laboratorio sorto all’interno del Tecnopolo tiburtino di Roma per lo sviluppo del sistema, degli apparati e delle applicazioni del programma satellitare Galileo. «L’impegno per l’assegnazione del Galileo Supervisor autorithy al Dta è stato finora ricompensato da una prima valutazione positiva», ha detto Saccà. E ora si attende il via definitivo.