Roma - Nell’ultimo anno i golfisti italiani sono aumentati del 9,1%. Un record, per uno sport che si rafforza anche come veicolo turistico. «Se lo ricordino bene anche le amministrazioni pubbliche», dice Franco Chimenti, presidente di Federgolf. Che abbiamo intervistato
di Alessandro Paparella
Giocare a golf è bello, facile e soprattutto ecologico. E, ora, anche economico. Ecco perché questo sport, un tempo considerato d’elite, almeno in Italia, sta conquistando sempre nuovi appassionati e praticanti, dimostrandosi tra le attività sportive più in ascesa del nostro paese. Molte, ovviamente, le cause del fenomeno, a metà strada tra il costume e il turismo, il business e l’ambientalismo, l’attività agonistica e la mondanità. E la persona più indicata a parlarne è Franco Chimenti, presidente della Federazione italiana golf (www.federgolf.it).
«Ormai da tempo non possiamo più definire il golf come uno sport d’élite – conferma Franco Chimenti –. I tesserati, che oggi sono circa 92mila, appartengono a diverse fasce sociali. Sotto il mio mandato, iniziato nel 2002, c’è stata una forte spinta promozionale. Abbiamo avuto un incremento di quasi trentamila tesserati, pari a un terzo di quanti erano alla fine del 2001, con un aumento percentuale nell’ultimo anno pari al 9,12%, il più alto in assoluto nella centenaria storia del nostro sport. Questo si è reso possibile sia per indovinate iniziative promozionali, sia per il “tesseramento libero” attuato nel 2007, che avverto come un cambiamento epocale nella gestione, con il quale è stato possibile abbattere definitivamente i costi di accesso, peraltro già da anni non più proibitivi grazie ad alcune lungimiranti scelte dei circoli stessi e ai tanti campi pratica. Nel riconfermare anche per quest’anno il tesseramento libero abbiamo introdotto una novità, estendendolo a coloro che non sono più tesserati da almeno tre anni. Se è importante rivolgersi ai neofiti, lo è altrettanto recuperare chi è già innamorato di questa disciplina».
Presidente, quanto tempo occorre a un neofita per imparare a giocare discretamente?
Dipende solo dal tempo che una persona ha a disposizione. Per apprendere i rudimenti fondamentali e cimentarsi in campo pratica basta veramente poco. Per scendere in campo o disputare delle gare è necessario ricevere l’handicap che richiede maggiore applicazione pure sul piano teorico, perché non basta saper colpire bene la palla. È necessario, infatti, conoscere bene le regole di gioco e quelle, altrettanto importanti, di condotta lungo il percorso.
Quali sono, invece, i motivi per cui a un’amministrazione pubblica conviene continuare, o cominciare, a investire in questo sport? Il golf ha due aspetti fondamentali: è disciplina sportiva e, nel contempo, potente veicolo turistico. Grazie a un processo che ha impegnato a fondo la Federazione, finalmente i politici hanno compreso l’importanza della sua diffusione. Si è iniziato a lavorare localmente con la costituzione di consorzi, oppure operando sotto altre forme, in modo da creare dei poli golfistici per attrarre i grandi flussi turistico-golfistici dal nord Europa. Questo particolare settore sta divenendo sempre più interessante perché in continua espansione. Il turista golfista porta benessere al territorio, rende possibile la creazione di nuovi posti di lavoro, impegna non solo i club, ma tutte le strutture ad essi collegate. Recentemente ben sei regioni italiane si sono consorziate per perseguire questo unico obiettivo. Abbiamo dei circuiti d’avanguardia, come quelli dell’Emilia/Romagna e della Toscana, ma altre amministrazioni si stanno impegnando per valorizzare le strutture golfistiche locali.
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